Sulla gentilezza

A inizio settimana è bello leggere qualcosa di incoraggiante, come mi capita imbattendomi in una pagina dedicata alla gentilezza. La trovo sul Corriere, a pag. 19, col titolo “5 odi alla gentilezza” che per un attimo mi disorienta per la parola ‘odi” ma mi riprendo subito, capendo di cosa si tratta: Festival delle relazioni pubbliche, organizzato a Venezia dall’ Inspiring PR. Sono riportati cinque punti di vista sulla convenienza dei bei modi, sintetizzati dai titoli che equivalgono ad altrettanti consigli. Vale la pena riportarli: “Antidoto alla sofferenza” (Giovanni Albano), “Imparate a dire dei no empatici” (Annamaria Anelli), “Anche le città siano più gentili” (Daniel Lumera), “È una forma d’arte che salva il mondo” (Giorgia Madonno), “Un punto di forza su cui lavorare” (Emma Ursich). Mi concentro sul primo articolo e dico che la gentilezza è un antidoto alla maleducazione piuttosto galoppante, in buona compagnia di arroganza e talora di prepotenza. Con l’età sono diventata più selettiva e cerco di frequentare negozi, bar, farmacie…dove il personale è gentile per natura, non per dovere. Mi rammarica vedere talvolta persone scorbutiche a contatto col pubblico. Ritengo di non essere maleducata, ma confesso che in certe situazioni, quando conviene indignarsi mi riesce difficile essere gentile. Non sono per il formalismo di facciata e bado alla sostanza dei comportamenti. Tornare a recuperare qualcosa degli anni passati – intendo Cinquanta/Sessanta – non sarebbe male. Consumati cappuccino e croissant, esco dal bar dubbiosa su cosa scrivere nel post. Una donna, presumo musulmana per il velo, l’abito lungo e nero incrocia il mio sguardo e mi sorride. Ecco, un atto di gentilezza gratuita sul mio percorso. Dovrò replicarlo.

12 pensieri riguardo “Sulla gentilezza”

  1. Concordo totalmente. Essere gentili costa zero e produce valore empatico,affettivo.
    Bisogna recuperarla come dici bene ,ce n’è un gran bisogno.Anche a me ogni tanto scappa di essere brusca,solo con chi ha l’aria di comandare e non mi va di soprassedere.Buon pomeriggio

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    1. Quindi siamo assolutamente in linea! Grazie Adriana, anche rispondere al post è un atto di…gentile condivisione! Vediamo cosa si può fare, sostenuti dalla buona pratica e dall’amicizia! Buon pomeriggio! 🌼

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  2. A volte basta così poco per essere gentili…… !!!! Però gentili di natura e non gentili per forzatura …….,ma io che penso di essere gentile di natura ,mi accorgo se uno è gentile per propinarmi un prodotto Queste persone non mi piacciono!!!! E quindi come dici tu mi scelgo i negozi dove le persone sono gentili di natura….Ciao e scusate il gioco di parole.🌞😊👋🤗😘

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  3. GENTILI Signore Adriana, Antonietta, Lucia e Ada, vi ringrazio perché mi avete confermato l’importanza della gentilezza. La apprezzo molto quella vera, non quella affettata che mi fa uscire dai gangheri; motivo per cui a volte perdo la gentilezza.
    Buona sera a tutte.

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    1. Bello chiudere la serata con un complimento! Con te, gentile Martina facciamo un bel quintetto di donne…che sanno ciò che vogliono e si impegnano per averlo! Buona serata e grazie per l’incoraggiante commento, esteso alle mie amiche. Un abbraccio 🧡

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  4. Antidoto alla sofferenza

    imparare a dire dei no empatici

    è una forma d’arte che salva il mondo

    Dire dei no empatici come viene descritto purtroppo ho iniziato ad usarli troppo tardi ! Con i figli la mia istruzione la mia conoscenza la mia maturità degli anni scorsi mi ha portato ad accontentare i mei figli in tutto e per tutto. Convengo che sono stato costretto dalla difficoltà che loro hanno vissuto a causa dell’interrompersi della famiglia normale, però li ho, involontariamente, portati a pensare che era tutto possibile senza impegni e obblighi. Quando il mio comportamento verso di loro si è condizionato alla realtà era tardi, ormai erano adulti di anni ma non di esperienza e consapevolezza. Dopo molto tempo sono riusciti ad uscire da questa situazione non senza difficili situazioni da superare sia in affetti che economici. Per fortuna adesso il papà è quello che ha dato senza chiedere e ne sono consapevoli; però è un errore che noi genitori del nostro secolo abbiamo fatto, cosa che non hanno fatto i nostri nonni e i nostri genitori e spero nn venga ripetuto dai nostri figli.
    Ammettiamolo: dire di no può essere estremamente difficile in particolare ai figli
    Quando vogliamo dire di no mettiamo in moto due desideri che sono in conflitto tra di loro. Da un lato vorremmo proteggerci (salvaguardare il nostro tempo, ridurre gli impegni eccessivi, non bruciare le risorse personali…) dall’altra vorremmo relazionarci con gli altri, piacere, adattarci essere aperti.
    Probabilmente con molte persone non t’importa creare una piccola frattura, un risentimento o una ferita. Ma quando la richiesta arriva da una persona per te significativa (la moglie, un collega, un fratello, un amico) la storia è molto diversa. Non c’è in gioco solamente una relazione superficiale, ma una relazione alla quale tieni in modo particolare.
    Quindi è meglio riuscire a dire di no, ma usando un po’ di diplomazia, calore e tatto…

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    1. Hai trovato la quadra del cerchio: dire dei no con tatto e diplomazia! Purché non diventino dei ‘ni’! Non a caso fare il genitore è uno tra i ruoli più difficili…lo scopriranno i figli quando e se toccherà a loro. Anch’io avrei da lamentarmi molto, ma poi penso che un giusto distacco fisico e sentimentale può appianare le cose. Comunque il mondo animale insegna: dopo lo svezzamento, i cuccioli devono cavarsela da soli. Noi popoli mediterranei diamo troppo peso alla famiglia e coltiviamo pochi rapporti interpersonali fuori dell’ambito parentale. Ma è un mio pensiero opinabile… grazie della tua testimonianza e buona estate, visto che oggi c’è l’equinozio! 🌞👋🌝

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      1. E bravo Ivano!!! Troppi sì non fanno il bene dei nostri figli…….è meglio un no deciso ,che dei sì solo per accontentarli.!!!!!!👋👋👋

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